mercoledì 19 luglio 2017

Ebbene sì, anche i genovesi #fannoape

Genova Città

Per chi decide di fare del turismo cittadino, dopo i vicoli e i palazzi storici immancabile una tappa nel borgo marinaio di Boccadasse: i locals fanno aperitivo alla Strambata, vera e propria istituzione.
Come alternativa per una birra o un cocktail (anche dopocena) in un’atmosfera giovane e assolutamente informale è sempre valida la cosiddetta “baracchetta” dei Bagni Santa Chiara, deliziosa palafitta bianca e blu in mezzo al mare. Nota femminile: si scende tra gli scogli per cui banditi i tacchi
https://www.facebook.com/pages/La-Strambata/236481376454293 
https://www.facebook.com/bagnisantachiara/ 

Per la cena, uno dei miei posti del cuore assoluti è la Cooperativa dei Pescatori di Boccadasse “GE8317”. Posticino molto alla buona, con pochi posti a sedere, tovagliette di carta, servizio spartano: sulla lavagnetta trovate il menù del giorno, che varia a seconda della disponibilità del pescato (il nome del locale è lo stesso della loro barca). Vino schietto, dolci semplici e buoni. La specialità è la frittura di paranza, servita anche da asporto nel cono di carta, perfetto da mangiare guardando il tramonto dalla spiaggetta. Se invece optate per la cena, tassativo prenotare con anticipo.

Lungo la celebre passeggiata di Nervi, si incontra il BLUE MARLIN, modaiolo ma comunque suggestivo. https://www.facebook.com/Blue-Marlin-Nervi-100641317987/ 

Spostandosi nei dintorni, i miei preferiti sono:

BAGNI SILLO (Sori)
Si arriva scendendo una stradina ripida, dal parcheggio della stazione di Sori. Pochi lettini bianchi e azzurri arroccati tra gli scogli, e una manciata di tavolini con una vista davvero incantevole. In cima alla lista dei miei preferiti per tanto tempo, rifugio del cuore in tarda primavera, diventa a tratti impraticabile nei weekend estivi quando paga lo scotto di essere diventato molto di moda, forse troppo. 
(E il forse troppo include anche la bottiglietta d’acqua a 2 Euro..)


NADIA BAR SUPERSTAR (Sori)
Sempre a Sori, ma proprio sulla spiaggia, di fianco alla piscina. Il panorama è meno bello che in altri posti, ma suppliscono l’ambientazione marittima molto carina, con altalene e tanti giornali da sfogliare e soprattutto il cibo squisito: su tutto vincono la caponatina di moscardini, gli spaghetti al morano e le eteree crostatine di frolla ripiena di chantilly. 
Concedetevi una cena qui, l’A7 può aspettare.
DAI MUAGETTI (San Rocco di Camogli)
All’inizio del sentiero per Punta Chiappa e San Fruttuoso. Qualche tavolino in piedi e molti cuscini bianchi sparapagliati sui muretti di pietra. Qui all’aperitivo preferisco la colazione la mattina presto, quando non c’è ancora troppo affollamento e ci si può sedere nel silenzio, con il sole in faccia e la vista sulla baia di Camogli dall’alto.
ERA ORA SUMMER BAR (Recco, Mulinetti)
Catullo potrebbe aver scritto Odi et Amo dopo essere transitato di qui. Siamo a Recco, frazione Mulinetti (arrivando da Sori, si svolta a sinistra).
L’amore è per il tramonto imbattibile, e l’altrettanto imbattibile mojito da bere on the rock, senza fretta e soprattutto senza calca. 
E ora chiediamoci perché senza calca anche nei weekend del grande esodo padano
Lo scotto da pagare per questo paradiso è il gestore, che sembra lo stereotipo vivente della mala accoglienza ligure: non aspettatevi mezzo sorriso, e neanche di poter chiedere una ciotola di patatine in più.
Consiglio spassionato - un po' naive: per una volta, F-R-E-G-A-T-E-V-E-N-E
Prendete il bicchiere e scappate sulle rocce ad ascoltare le onde: che, almeno nel weekend, vinca ancora la meraviglia.



lunedì 1 maggio 2017

Cronache dal comodino: Libri che parlano di isole - pt.1




Iniziamo con una breve premessa sui miei vizi&vezzi da lettrice.

Punto primo: la matita, per la postilla selvaggia. Non riesco a leggere se non ho la certezza di una matita per sottolineare e postillare. L’ansia di rimanere senza associata al mio disordine comporta lo spargimento di lapis mina F ovunque: comodino, cesta dei libri in salotto, zainetto, borsa, trolley, e, just to be sure, quella di emergenza nella custodia del pc.

Punto secondo: chiamiamolo fascino sottile dell’intertestualità. Per ogni libro acquistato ce ne sono tot altri che inizio ad associare mentalmente, cercando richiami e collegamenti da uno all’altro: la conseguenza concreta è che ad ogni acquisto dal libraio di fiducia seguono almeno uno/due pacchi Amazon prime recapitati dal corriere in ufficio che vanno ad impilarsi sul comodino insieme alle matite di cui sopra.

Ciò premesso, iniziamo a parlare del primo gruppo di libri che si sono accumulati nei mesi scorsi, quelli che definisco i miei comfort book nel grigiore dell’inverno padano: i libri che parlano di isole.
I.) Atlante delle isole remote. Cinquanta isole dove non sono mai stata e mai andrò, Judith Schalansky, Milano, Bompiani, 2013
II.) Pantelleria. L’ultima isola, Giosuè Calasciura, Bari, Laterza, 2016
III.) Il mare di pietra, Eolie o i 7 luoghi dello spirito, Roma- Bari, Laterza, 2009

C’è in questi libri il ritorno all’infanzia, al gusto per l’esplorazione prima di Google Earth: quando ero bambina e il mondo era una fantasia da creare sdraiata a pancia in giù sul tappeto sfogliando l’atlante illustrato.

«Da piccoli tutti abbiamo vissuto su un’isola. Ogni caccia al tesoro presuppone un’isola con campi, muretti a secco e viottoli su cui saltellare. […] Tutte le volte che guardi il cielo in attesa che arrivi qualcosa a portare novità, si tengono i piedi su un’isola». (III, p.19)

In tutti e tre i volumi c’è una mappa, vengono riportati minuziosamente dati tecnici e cartografici; la geografia fisica è al tempo stesso rimando alla realtà e punto di partenza della scrittura: nel loro insieme, questi dati scientifici creano una sorta di enciclopedia-cornice. Da qui hanno origine i singoli racconti, non come ampliamento di un discorso scientificamente provato, ma piuttosto come sviluppo di una totale libertà immaginativa che trova la propria carica propulsiva nel dato oggettivo.
Del resto questo procedimento creativo sembra suggerito dalla geografia stesse delle isole: dal mare che ne costituisce il più perentorio dei confini, e al tempo stesso le lascia così aperte alla possibilità dell’esplorazione, dell’andare oltre.

«L’isola è una scrittura, agitata di inchiostro magmatico raggelato in pantellereti e cossiriti […] Pantelleria è un’isola per scrittori». (II, p. 15)
«Daniel Dafoe [..] aveva scoperto che il mare è narrazione e che le isole sono sempre snodi di storie lunghissime. Defoe è il primo romanziere e il primo romanziere di isole perché aveva intuito che tutte le volte che si approda su un’isola si è dei naufraghi e il naufrago ha tutto da raccontare». (III, p. 39)

Dopo averle individuate sulla mappa, inizia il viaggio di avvicinamento del lettore. E la prima cosa che si vede è il colore, identificativo e costitutivo di ognuna di queste isole.
Se ci siete stati, pensateci.
La scorsa estate, sono andata in Malesia. Ho visitato isole bellissime, con spiagge bianche da cartolina e acque trasparenti. Magnifiche, ma sempre uguali al punto che ogni tanto mi mancavano i colori mediterranei. Il blu cupo del Bue Marino, diverso dal turchese di Cala Azzura a Favignana. Il bianco accecante delle case di Stromboli, contro le spiagge di sabbia nerissima. Il verde dei filari di Malvasia a Malfa e le morbide gradazioni beige delle falesie a Pollara.
Non a caso, nel libro di Longo, ogni isola delle Eolie è associata a un determinato colore:

«Sappiate che le Eolie si sono spartite i colori. Stromboli è rossa come i lapilli, Panarea è bianca come le case, Filicudi è blu come il mare che le circonda, Salina è verde come i vigneti, Vulcano è gialla come lo zolfo, Lipari è nera come l’ossidiana, Alicudi è marrone come i suoi muli». (III, p. 64)

E così Calaciura descrive l’atterraggio a Pantelleria:

«Eccola l’isola nera di lava, verde di vigneti, oro di Zibibbo, gialla di zolfo venato di rosso dalla chimica vulcanica, blu e indaco di mare. Solo l’avvicinamento vale l’intero viaggio. Ecco lo specchio di Venere, lo chiamano u bagnu, azzurro come l’occhio di un ciclope folle spalancato sul cielo…». (II, p. 13)

Una volta approdati, esplorare un’isola è entrare in un mondo a sé, dove non vale più la rigida contingenza dell’hic et nunc. Le isole sono esse stesse un perenne cortociruito tra passato e presente, la terra continuamente racconta la propria storia millenaria:

«Così è Pantelleria, l’isola che prima non c’era e adesso c’è: archeologia, storia, natura sono a vista, a portata di mano. Fruibili, si dice, quasi un invito ad approfittarne, a giocare con ciclo illusorio ma concreto della vita e della morte, della conquista breve e della caduta improvvisa». (II, pp. 25-26)

«Le pietre di Pantelleria sono il nodo cruciale della cultura dell’isola, rappresentano quanto ha saputo fare la natura e quello che ha costruito l’uomo». (II, p. 31)

Silenzio e ventu, architetture di sacralità agricola che sembrano antiche come la pietra, chiese edificate quando ancora Dio faceva il contadino a Pantelleria, il bracciante forse in una garca a Cufirà, forse a Monastero, e divideva la lava dalla terra». (II, p. 89)

«L’area frastagliata di questo altopiano corrisponde al sito di un insediamento del 1400 ac. Vuol dire che tremilacinquecento anni fa c’era gente qui e il mare sbattacchiava esattamente come adesso». (III, p.35)

«Le Eolie inducono a sbalzi temporali continui e impressionanti […] si viene sempre riportati indietro lungo tempi geologici, all’età degli sconquassi. Fuori dal finestrino, isole che prima non esistevano vengono fuori all’improvviso». (III, p. 69)

«Lipari, come tutte le Eolie è fuori dal tempo. Nel cielo potrebbero passare uno pterodattilo o una mongolfiera e nessuno batterebbe ciglio». (III, p. 104)

«Si rischia di credere che viaggiare per le Eolie voglia dire semplicemente salire su una macchina del tempo e poi lasciarsi sballottare dalle epoche». (III, p.85)

Come se il loro essere racchiuse in sé stesse, avesse provocato in queste isole un Big Bang al contrario che ricondensa elementi opposti, il superamento degli insanabili dualismi della materia terrestre:

«Pantelleria è diversa da tutte le altre per conformazione e sentimento, isola di magnetismi di poli opposti che si respingono, si attraggono, la mantengono galleggiante. Contraddizioni palpabili, a volte sino al rifiuto». (II, p. 18)

Se la terra, nella sua estrema concentrazione rimescola le epoche storiche, il mare dalla parte opposta annulla le distanze, rimescola le geografie. Le Eolie sono Norvegia e Sud America al tempo stesso:

«E la prima volta che alle Eolie percepisco, e vedo, un villaggio di pescatori. Ci sono tre cose che marchiano chiaramente i villaggi dei pescatori, specialmente in Scandinavia». (III, p. 47).

«Non abbiate paura di sentire i passi dei Maya o degli Inca, forti come i passi che sentiva Adamo quando Dio passeggiava nel giardino dell’Eden […] Ci si sente come a Finisterre, sul vulcano di Salina si vive un angolo di Polinesi, trapiantato nel cuore di un’isola mediterranea. Potrete incontrare missionari, nuove specie di animali, villaggi sepolti nella vegetazione». (III, p.80).

Calaciura richiama il realismo magico di Gabriel Garcia Marquez. Allo scrittore, che approdò a Pantelleria nel luglio del ’69, «l’isola sembrò senza equivoci Macondo, con l’aggravante di essere circondata dalle acque»:

«Avvertì il senso precario dei destini vulcanici, la parabola geografica e liquida di magma e acqua salata […] e si sentì definitivamente intrappolato nella geografia fantastica che lui stesso aveva immaginato». (II, p. 64)

Gli autori usano la loro scrittura per rielaborare i dati storici e scientifici in loro possesso. È un processo di mitopoiesi, che toglie alle isole la loro specificità terrena:

«Le isole sono delle metafore […] sono sempre paesaggi interiori, sono sempre stati d’animo pietrificati». (III, p. 117)

«Anche noi signorina, ogni tanto in navigazione scorgiamo a pelo d’acqua un riflesso di città sommerse e terre del sottomare coltivate a filari, rovine puniche, tombe prestoriche. Ma solo per un attimo, un incantesimo di Circe che proprio qui, forse nella grotta di Satarìa, tendeva agguati d’amore a marinai odissei». (II, p.8)

La scrittura è quest’incantesimo di Circe che ci incanta e sublima le isole in atopie: letteralmente “qualcosa che ci spiazza”, che dis-loca il nostro io, spostando sempre un po’ più in là i nostri limiti.

«Pantelleria è bellezza. Esuberante di venti, di mare, di odori. Di vulcano […]. È un confine non solo geografico, è una frontiera che ci accoglie, è un luogo che ci ricorda quanto sia fragile e al tempo stesso eccezionale la condizione umana».  

Cosa c’è di più umano di questo?
Di un uomo - da Ulisse in poi – che teme eppur desidera andare oltre i confini di ciò che vede.
Le isole, circondate come sono dal mare, allargano i nostri orizzonti. Ci insegnano a tenderci verso nuovi approdi, nuovi viaggi, nuovi scoperte.
Come l’amore, ci parlano di una dimensione dell’essere che non avevamo presente.


«Lascerete spontaneamente le vostre coperte un giorno, senza accorgervene, sulla banchina di un porto, o sulla cima di un cratere. Vorrà dire che vi sentirete sicuri di poter affrontare le isole da soli. A quel punto il viaggio interiore è finito. Gettate pure l’ancora»




mercoledì 26 aprile 2017

Collezione di cieli e tetti: i miei rooftop preferiti #1




Nel mondo 

(Letteramente) il più alto al mondo: Ozone Bar,  Hong Kong
E’ il rooftop più alto al mondo. Si trova al’interno dell’hotel Ritz-Carlton. Attenzione perché qualche piano più sotto c’è la turisticissima terrazza a 360°, che ha pure un salato ticket di ingresso: ignoratela e salite in hotel. Ordinate un cocktail (che costerà meno del biglietto!) e accomodatevi alla barra davanti alle vetrate per una vista “effetto elicottero” sulla baia di Hong Kong… Da non perdere una puntatina alle altrettanto panoramiche toilette!
Il più charmant a bordo piscina: Terraza La Isabela, Hotel H1898, Barcelona
L’hotel, con la sua eleganza coloniale è uno degli indirizzi del cuore, e la loro terrazza in stile balinese rimane una delle mie preferite. Cocktail e tapas a bordo piscina ammirando i tetti del Barrio Gotico e, in lontananza, le guglie della Sagrada Familia.
 http://www.hotel1898.com/it/terrazza-la-isabela/

Il più hipster: The Insolito Restaurante& Bar, Lisbona
A Lisbona i miradouros sono un’istituzione cittadina. L’indirizzo più hipster per la colazione o un eccellente coktail tra fascinosi azulejos, teste d’alci e giraffe rosa è il The Insolito, affacciato sul miradouro de Sao Pedro de Alcantara.  Per una birretta rilassata al tramonto, il punto di ritrovo di local e turisti è il Noobai, al Miradouro di Santa Caterina

Il più (bel) clichè: Marina Bay Sands, Singapore
A Singapore si contendono il primato come rooftop Altitude e il Flight Bar del Marina Bay: voto il secondo.
Turistico, anzi, turisticissimo con le tanto celebri quanto pacchiane piscine a sfioro affollate di occidentali con Iphone e accappatoio bianco. Arrivate presto, guadagnate un divanetto tranquillo in pole position: s’accenderanno le luci tutt’intorno e il kitsch diventerà magia.
 http://www.marinabaysands.com/entertainment/nightlife/rooftop-bars/flight.html
http://www.1-altitude.com/http://www.1-altitude.com/

Il più bel ricordo: Vogue Restaurant, Istanbul
Le enormi vetrate affacciate con vista a 360° sul Bosforo sono state lo sfondo della mia cena di compleanno. 8 ottobre 2015, l’ultima notte di innocenza della Turchia: il giorno dopo sarebbero esplose le bombe del primo attentato di Ankara. Ripenso con nostalgia a quella vista sulle cupole, le torri e i ponti illuminati, a una città che ancora poteva perdersi nell’incanto delle proprie luci, sospese tra due continenti.
http://www.voguerestaurant.com/

In Italia

Venezia
Gli indirizzi storici e il nuovo place to be
Parlando di rooftop a Venezia, rimangono imprescindibili quelli del Danieli e dello Skyline Bar dell’Hilton Stucky.
Da qualche mese, il nuovo must veneziano è la salita al Fondaco dei Tedeschi. Ignorato dai più fino a qualche mese fa, quando ci si poteva accedere liberamente, ora aspettatevi code e minuti contati.
Meglio in settimana che nella bolgia infernale del weekend, e meglio prenotare con anticipo soprattutto nelle ore di punta del tramonto. Fate tesoro dei quindici minuti che vi vengono concessi e poi andate a godervi il tramonto proseguendo sul Canal Grande verso Punta della Dogana.
http://www.danielihotelvenice.com/it/bar-terrazza-danieli 
“Oltre al drink c’è di più”: la mia combinazione perfetta prevede visita alla Collezione Guggenheim e poi sosta nella loro terrazza panoramica affacciata sul Canal Grande e il Giardino delle Sculture http://www.guggenheim-venice.it/museum/index.html

Napoli
Il più fresco: L’Antica vigna del convento (dalle 10:10 alle 17:00)
Al settimo piano del boutique hotel San Francesco al Monte, nella cornice dell’antica vigna del convento, c'è il posto perfetto per una pausa pranzo al fresco, con vista sull'intero Golfo, il Vesuvio e l’isola di Capri.
http://sanfrancescoalmonte.it/it/hotel.html 

Il più contemporaneo: Romeo Pool Bar
Terrazza di design al 9° piano dell'hotel più cool della città.
http://www.romeohotel.it/naples/it/romeo-pool-bar/

Per chi preferisce rimanere sul classico ci sono la terrazza del Grand Hotel Parker's
 http://www.grandhotelparkers.it/ita/hotel_ristorante_napoli.htm
oppure il solarium del Reinassance Mediterraneo, per un indimenticabile idromassaggio nella Jacuzzi con vista tramonto.
/http://www.marriott.com/hotels/travel/napbr-renaissance-naples-hotel-mediterraneo/


Milano
Il più radical chic: Corso Como, 10
Adoro spulciare i volumi fotografici nella sempre tentatrice libreria, sceglierne uno e poi salire a sfogliarlo sulla terrazza, così rilassante nella sua semplicità.
Il più Instagram: Ceresio 7
Atmosfere newyorkesi (e un po' fighette) all'ultimo piano dell'ex Palazzo Enel, ora quartier generale Dsquared², con le due scenografiche piscine da cui ammirare il tramonto sulla skyline milanese.

Il più "old fashion ma sempre efficace”: Terrazza Martini
Ecco, per me quella vista sulla torre Velasca regala sempre un’emozione imbattibile.

E già che siamo in tema di location da eventi, breve nota da addetta ai lavori: organizzatelo un pranzo all’ultimo piano del Pirellone, quando capita :-)

lunedì 13 febbraio 2017

Un'isola che prima c'era.

Uno dei libri più belli che al momento affollano il mio comodino racconta di Pantelleria.
Ad un certo punto si parla di questa misteriosa isola che appare e scompare, “l’isola che prima c’era e ora non c’è più” e i marinai, smarriti, continuano a navigare in quella direzione.

A volte incrociamo persone che sono isole, affiorano incontri negli improvvisi flutti delle nostre esistenze. Non sappiamo mai se riusciremo a raggiungerle – l’approdo, sai, a volte è questione di secondi, di umore del mare, di soffi di vento.  
 Di cambi di rotta che richiedono coraggio. 

Il cuore non naviga a vista, naviga a memoria, ricerca quell’approdo che gli era sembrato la felicità
Nella propria geografia della lontananza naviga a ritroso, per ritrovare sguardi parole. 
Dove tutto splendeva
Un’isola da immaginare, un mezzo sorriso con le fossette.


lunedì 6 febbraio 2017

#MottyvationMonday, la felicità al tempo indicativo.


Che unità di misura ha la felicità?
 I passi, di piedi uno dietro l'altro verso cose da scoprire o persone da ritrovare. O forse si misura con il tempo: un minuto di sorriso al giorno sono 365 minuti felici l'anno, che poi sarebbero.
E se invece non si potesse conteggiare, se rifiutasse schemi e costrizioni matematiche?
 Se arriva, semplicemente, così, senza se e senza ipotesi, con la schiettezza un po’ sgrammaticata del tempo indicativo?
Arriva, a noi saperla cogliere.
#Mottyvation Monday è uno spunto, un tema diverso ogni settimana, per il nostro allenamento quotidiano al sorriso.
In questo lunedì di pioggia grigio #takecare: riconoscere proteggere prendersi cura del bello è esso stesso esercizio sopraffino alla meraviglia.